Già

maggio 2, 2009

Al contrario di quel che il titolo potrebbe suggerire, il libro non parla del fallimento del progetto del Partito Democratico, bensì di un viaggio che non è mai cominciato. Se ne trae la più veritiera e ovvia delle tesi: il problema del Pd probabilmente non è stato tanto – anzi: non è stato solo – aver fatto alcune cose buone e tantissime cose meno buone, quanto aver fatto le stesse cose buone e meno buone che avrebbero potuto tranquillamente fare da soli Ds e Margherita, già aggregazioni dal fiato corto e dalle classi dirigente logore e inadeguate. A che serviva, allora? Di fatto il Pd ha quindi peggiorato le cose: non cambiare niente avrebbe avuto di certo gravi conseguenze, ma sciogliere due partiti fondandone uno nuovo con toni epici e roboanti per poi non cambiare niente rischia di aver compromesso ogni speranza del centrosinistra italiano di tornare a governare il paese in tempi ragionevoli. Ci vorrà diverso tempo, probabilmente degli anni, perché una nuova classe dirigente possa recuperare credibilità e fiducia e far dimenticare questo disastro. Anzi: questo flop.

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