Terra promessa

aprile 8, 2009

Leggo nella rassegna stampa di Ristretti Orizzonti di un rapporto della Land Center for Human Rights, una ong egiziana fondata nel 1997 per tutelare e promuovere i diritti dei lavoratori agricoli, compresi quelli delle donne e dei bambini costretti al lavoro minorile. Da quando numerosi figli di contadini hanno iniziato ad abbandonare i campi per imbarcarsi alla volta dell’Europa in cerca di una vita migliore, l’ong ha iniziato a occuparsi delle stragi in mare, e nel corso del 2008 ha annotato dati e raccolto notizie sui naufragi. Ne ha contati 76, con 503 persone annegate e 527 disperse, a cui si aggiungono 2.941 vittime di truffe. La maggior parte dei barconi affondati – 39 – era diretta in Italia, 16 avevano per destinazione la Grecia, 11 la Libia e 2 la Turchia. Secondo il rapporto, tra le ragioni che spingono gli egiziani a emigrare in Europa pesano soprattutto il calo di richiesta di manodopera nei paesi del Golfo, la crisi economica delle campagne a séguito di una politica di liberalizzazione, e il progressivo degrado dei diritti civili in un paese che si dichiara in stato di emergenza dal 1981. “Morire in mare – secondo uno degli intervistati da Land Center – è sempre meglio che vivere oppresso in questo paese”.

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