Nigra sum sed formosa

marzo 27, 2009

Vi ricordate la campagna “Adotta una crisi dimenticata” lanciata da Medici Senza Frontiere a cui Androkos aveva promesso la propria adesione? Ecco, la scelta era caduta sulla difficile situazione nelle regione somala dell’Etiopia, per la semplice ragione che qui non se ne sapeva un bel niente. Sono un passati un po’ di giorni, ma nonostante ricerche piuttosto piccate, non si è trovata alcuna notizia al riguardo. Ormai però l’Etiopia è stata adottata e non la si può più spedire al mittente. Di seguito quindi un rapido punto della situazione sulle condizioni attuali del paese – non solo di Somali, dunque – e un aggiornamento sulle notizie più interessanti degli ultimissimi giorni.

Dopo un ventennale regime socialista deposto da una coalizione di gruppi ribelli, la rinascita dell’Etiopia si affaccia faticosamente con la stesura della Costituzione nel 1994 e le prime elezioni multipartitiche del 1995 che vedono la vittoria del Fronte Democratico Rivoluzionario d’Etiopia, tuttora al governo per la terza legislatura consecutiva. L’Etiopia è una repubblica federale, costituita da 9 regioni amministrative semi-autonome, basate su composizione etnica; alcuni fondamentali diritti come ad esempio la libertà di stampa sono ancora gravemente limitati, anche se è innegabile un rafforzamento dei prinicipî e delle aspiazioni democratiche del paese. La politica estera è dominata dalla tensione con la confinante Eritrea, a dispetto degli accordi di pace del 2000;  infatti il governo etiope persevera nell’occupazione militare della cità di Badme, nonostante la la Eebc, la commissione delle Nazioni Unite incaricata di stabilire il confine tra i due stati, l’abbia assegnata allo stato eritreo. A partire dagli anni Novanta si è assistito a un progressivo avvicinamento del paese al governo di Washington, culminato nel 2006  con l’intervento delle truppe etiopicontro le corti islamiche insediatesi in Somalia e il sostegno al governo provvisorio somalo rifugiatosi a Baidoa.

La notizia degli ultimi giorni è l’improvviso cambio di programma del presidente sudanese Omar al-Bashir, che anziché atterrare, come stabilito, in Etiopia dov’era stato invitato dal premier Meles Zinawi, ha fatto rotta verso Tripoli per incontrare l’ahi-noi presidente dell’Unione africana Muammar Gheddafi. La notizia peggiore non è però lo smacco internazionale ma la scarsità di Coca Cola, oltre che Sprite, Fanta e Pepsi, che si sta abbattendo sul paese per la mancanza di tappi, in genere raccolti per le strade dai bambini poveri che poi li rivendono a ben 0,2 dollari a chilogrammo alle aziende che li riciclano. La  compagnia che produce le bevande, non sapendo più come imbottigliarle e distribuirle, ha deciso di sospendere ogni attività, licenziando un migliaio di operai. Infine se vi capita di trovarvi a Venezia potete fare un salto a una mostra dedicata all’arte etiope, meritevole se non altro per il titolo, un verso del Cantico dei Cantici.

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2 Risposte to “Nigra sum sed formosa”


  1. […] Nigra sum sed formosa Succede in Etiopia […]

  2. Frank57 Says:

    Piccola posta per te.
    Anch’io ho dedicato un post al rapporto di MSF.
    E scusa il ritardo


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