Roma, 5 dic.- (Androkos)

dicembre 5, 2008

In questi giorni sto inviando un po’ di curriculum a giornali e agenzie di stampa in cerca di uno stage; sono appena uscita dall’università, il mio curriculum è praticamente vuoto, quindi capirete bene che quel che voglio è farmi un’idea di come funziona il lavoro lì, e farmi in quattro per imparare. Sono anche ben consapevole di avere poche chance di ottenere uno stage nel settore: devo venirmene fuori con qualche trovata. Scrivo la lettera di presentazione a mo’ di comunicato stampa e inizio a inviarla a tutte le agenzie di Roma che trovo sull’Agenda del giornalista. Dopo pochi minuti mi chiamano dall’Omniroma. Mi offrono un colloquio e – ovviamente – accetto subito. Alle 11:30 del giorno dopo mi presento allo studio e mi accoglie il direttore. Dopo le prime domande inizia ad avvisarmi che lì dentro scoprirò che “la vita è gelo, che il lavoro è sudore e fatica”, che svolgerò “mansioni oscure che non mi daranno soddisfazione”, e che sarà per me “un bagno di umiltà”. Aggiunge di avermi dato la precedenza perché ha trovato la mia presentazione brillante, anche se spesso i tipi brillanti hanno “un ego smisurato e non riescono a conciliare costanza e perseveranza”. Mi concedo qualche faccia contrariata e gli chiedo quante ore dovrei lavorare lì. Otto al giorno, ovviamente non pagata, più un sabato sì e uno no. Mi sembra un po’ tanto visto che all’Ap – una delle agenzie più prestigiose del mondo, una di quelle che fanno uno stage serio e formativo – ne fanno sette. Poi gli anticipo che venendo da fuori vorrei tornare a casa per le feste, e gli chiedo quanti giorni potrebbe darmi. Lui mi riprende, avvertendomi per eventuali colloquî futuri: “chi non ha esperienza non può chiedere quante ore deve lavorare, né dei suoi diritti, all’inizio ci dev’essere entusiasmo puro e solo quando si avrà esperienza e l’entusiasmo calerà si potrà avanzare qualche pretesa”. Allora gli domando cosa dovrei fare. Alla fine gli chiedo un po’ di tempo per pensarci e lui mi risponde che certo, è nei miei diritti, ma che se lo chiamo dopo 15 giorni lui può aver trovato benissimo un altro. Ovvio, rispondo io.

Decido di accettare lo stage, cerco anche delle attenuanti al direttore: magari voleva solo testare il mio interesse – modalità discutibile, ok – conoscendolo si dimostra ragionevole, tutto sommato ha deciso di premiarmi perché pensa possa essere brava, e alle 18 chiamo in ufficio. Non risponde nessuno, allora in serata invio un’email chiedendo se l’offerta era ancora valida, visto che io sarei disponibile. Il giorno dopo mi trovo questa risposta:

“Per lo stage abbiamo gia’ scelto. Non era il lavoro all’altezza di quelle che adesso lei ritiene di poter considerare le sue aspettative”. Cosi’, con una secca nota, la direzione dell’agenzia Omniroma le comunica la ferale decisione. Cordialita’, buon lavoro, e si ricordi che in questo lavoro, per essere grandi, brillantezza, umilta’ e perseveranza debbono sempre andare di pari passo.
Auguri di buone feste e di buon futuro
Giuseppe Musmarra.”

Lo chiamo in ufficio per insultarlo, ma non c’è. Riprovo domani.

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3 Risposte to “Roma, 5 dic.- (Androkos)”


  1. […] tutto questo per dire per dire che quando ho saputo di questa storia, non mi sono stupito per niente. «E’ la stampa, bellezza?» – No. E’ […]

  2. kerub Says:

    ma le brigate rosse?


  3. […] storia di una ragazza appena uscita dall’università, ripresa da Francesco […]


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